Reportage dell'area di Pian dell'Olmo, Quadro Alto e il fiume Tevere

A volte le passeggiate "dietro casa" appassionano più di mille racconti in terre lontane

Non molto tempo fa mi sono trovato a passeggiare vicino casa, in una zona che ho sempre frequentato fin da bambino: Pian dell'Olmo. Nulla di strano, direte, se non che mi sono trovato perso e rapito da una zona che conosco da sempre, un luogo che in teoria non dovrebbe più sorprendermi. Inizialmente mi è sembrato insolito, ma poi, ripensandoci, non è un fenomeno così strano. Non vi è mai capitato di passare per un luogo, che conoscete da anni, ma che per un attimo vi sembra completamente nuovo, quasi sconosciuto? In quel momento quel posto acquisisce un nuovo significato, e anche noi cambiamo profondamente.

Questo senso di meraviglia e di estraniamento, che poi ci riporta ad immergerci in noi stessi e in una nuova visione delle cose, è una sensazione che è stata descritta da moltissimi scrittori, in particolare citiamo James Joyce. Lo scrittore irlandese ha infatti dedicato il suo volume più famoso, Gente di Dublino, a queste rivelazioni. Joyce definisce questi momenti epifanie: tutto improvvisamente acquisisce un nuovo significato, che va oltre alle apparenze e a ciò che pensiamo di sapere.

Si tratta di un attimo in cui riconosciamo il vero valore delle cose, ma non solo: rappresenta anche un momento di svolta, perché questa rivelazione non ti permetterà più di rivedere le cose come le vedevi prima. Ecco che spesso, presi dalla fretta quotidiana, non ci rendiamo conto dei luoghi incredibili che ci circondano e di quanto questi paesaggi possano riempirci di emozioni. Una volta aperti gli occhi, però, tutto apparirà diverso, e oserei dire, migliore.

Questo è un reportage che mi ha fatto riscoprire e rivedere Pian dell’Olmo e le zone ad esso circostanti con occhi nuovi, ma soprattutto che mi ha dato sensazioni nuove.

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